Parte decisamente col piede sbagliato e in mezzo alle polemiche la 7ma edizione de "L'Isola dei Famosi"[...].
Ma la vera bufera si è scatenata mercoledì 17 marzo, durante la quarta puntata del reality, quando Aldo Busi, giustificando le motivazioni che lo portano ad abbandonare l'Isola, si scaglia prima contro gli altri concorrenti, accusati di «fingere di essere veri» e di essere solo delle «meschine marionette di se stessi», per poi polemizzare contro la politica e la religione, accusando il papa di essere un omofobo.
Devo precisarlo, "L'Isola dei famosi" mi fa veramente pena e non lo seguo. Era da apprezzare per una volta lo sforzo di ficcarci dentro un essere pensante: non sia mai che per una volta vediamo azzeccati i congiuntivi. Devo precisare un'altra cosa, ossia che non ho mai sopportato Aldo Busi, l'ho sempre trovato supponente e pieno di sè. Ma certo, non si può negare che sia una persona acculturata e intelligente. Messo vicino a quel tronista sembrava di vedere il primo e l'ultimo ominide della catena di Darwin. Siccome siamo in una piccola e povera Italia, pare tuttavia che le persone acculturate siano destinate ad essere emarginate. Addirittura radiate da qualsiasi cosa, se osano esprimere un pensiero personale. Che poi corrisponda a quello che molti italiani pensano, non importa. Certo, finché Busi afferma che i concorrenti dell'Isola sono imbecilli pieni di segatura nel cervello, la Ventura e la Venier se la ridono, fa parte del personaggio che va contro-corrente. Ma dire che Berlusconi non ha fatto niente in 15 anni e che il papa è un omofobo - cosa tra l'altro mai smentita dal papa - e no! Busi! Questo non lo dovevi fare. Orwell direbbe che è psicoreato. A te ti cancellano dalla tv, perché sei blasfemo, gay, ma soprattutto perché c'hai la testa forte abbastanza per formulare un pensiero nato da te e non inculcatoti dalla buona etichetta. Se non è un reato questo, in un paese democratico... Ripeto, povera piccola Italia!
L'ho vista, l'ho voluta, l'ho comprata. Sì, è una rielaborazione in chiave moderna della frase di Giulio Cesare. Lui parlava di Zela, io della coperta con le maniche. Che volete fare? I tempi cambiano, la gente si evolve.
Dico io? Ma che meraviglia è mai questa? Sono entrata da Blokker, in quel di Amsterdam, per comprare la waffle-pan (introvabile) e invece trovo la copertina tanto desiderata, in due colori osceni (blu e marrone diarrea), a soli 7 euro e qualche spiccio. Non posso resistere, e siccome i colori freddi proprio non li tollero a pelle, scelgo il marrone diarrea, che però ha un'utilità che molti sottovalutano: sul parquet e sul marmo anche con grande sforzo ti puoi mimetizzare, così nessuno ti rompe le scatole. Ma vorrei descrivervi nei dettagli questo magnifico esempio di perfetto design. La coperta non si posa su di te, si indossa. Ha due chiusure in velcro, una all'altezza del collo e una a metà schiena. Il che vuol dire che la puoi usare, ad esempio, per leggere a letto, e se poi vuoi vedere la tv? Nessun problema, ti alzi, vai sul divano, ti siedi, e la coperta viene con te. Non è una coperta, è un'amica, che ti copre da capo a piedi e ti permette di stare al pc avvolta dal calore del pile. Ah, io amo la tecnologia, quando è capace di fondersi con la nullafacenza!
Ps. Nella foto notare il tipico waffle, che non è in vendita - ahimé - con la coperta.
Sembra infatti che, dopo 'The O.C.', l’attrice americana faccia fatica a trovare un altro ingaggio e, di conseguenza, le risulti difficile anche mantenere il tenore di vita a cui si era abituata.
Di sicuro, Mischa non si aspettava però una figuraccia in pubblico, come quella che ha dovuto invece subire pochi giorni fa.
Fi-nal-men-te! Ma quanto ci mancava Richard Castle? Na cifra.
Questo telefilm iniziato in sordina, ma proprio stile "vediamo chi lo guarda se no lo tagliamo", è - a mio modestissimo parere - il poliziesco più riuscito degli ultimi anni. Il nome vero e proprio del telefilm è "Castle" con l'aggiunta italianadenoialtri e fuori luogo di "Detective tra le righe". Ma, bando alle ciance, entriamo nel vivo. Richard Castle (Nathan Fillion) è uno scrittore ricchissimo, sciupafemmine e dallo spirito goliardico che "uccide" il protagonista dei suoi romanzi gialli. Ne segue un periodo di profonda crisi, durante il quale viene coinvolto dalla polizia in un caso d'omicidio, in cui l'assassino emula proprio le trame dello scrittore. A condurre l'indagine è il detective Kate Beckett(Stana Katic), squattrinata ma dedita al suo lavoro e anche un po' il classico brutto anatroccolo (in realtà è una figa con una polo). E da qui parte la trama del telefilm: Castle ha un'illuminazione e decide di ispirarsi a Beckett per delineare la protagonista poliziotta dei suoi nuovi romanzi. Siccome c'ha gli agganci essendo ricco e bello (ma soprattutto ricco), Castle riesce ad affiancare costantemente Beckett per scrivere i suoi romanzi e prendere spunto, partecipando così ad indagini e azioni sul campo, in cui si trova sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. La trama - lo so - può sembrare un po' trita e ritrita, ma in verità paradossalmente "Castle" si distacca da tutti i polizieschi del momento, proprio perché si prende meno sul serio. Io lo vedo un po' stile "Moonlighting", con casi da risolvere meno splatter e meno angoscianti, anche perché il filo conduttore è il rapporto tra i due protagonisti, noiosa e seria lei quanto divertente e imbranato lui. Eppure proprio per questo ogni puntata è una continua presa in giro degli ormai obsoleti CSI, uno per ogni città degli Stati Uniti ("Vuoi che metta un po' di musica? In CSI quando fanno queste cose c'è sempre un sottofondo musicale, e la stanza è poco illuminata. Tipica atmosfera da film porno", Castle dixit). Gli altri personaggi del telefilm non sono fighi da paura (cioè, scusa, se i miei colleghi erano Warrick e Nick da mo che ero entrata nella Scientifica), sono personaggi normali che fanno da spalla alle gag involontarie dei due protagonisti, che rendono grottesca qualsiasi situazione grazie alla goffaggine - ma spesso anche all'intuito - di Castle durante le indagini e al fatto che Beckett non lo tolleri granché. Castle inoltre vive con una figlia quindicenne più matura di lui e con sua madre, che invece si rifiuta di maturare. Insomma, il succo è che "Castle" mi piace e mi piace perché mi fa ridere. Ma - attenzione! attenzione! - c'è di più. E qui "Castle" s'è superato. Alla fine della prima stagione, Richard Castle pubblica finalmente il libro ispirato al detective Beckett, dal titolo "Heat Wave". E siccome la sinergia mediatica ci piace, ma ci piace troppo troppo assai, il libro esiste e può essere acquistato. Insomma, lo pseudobiblium non è più pseudo, ma è proprio biblium. Se tu vai in libreria, c'è il libro di Richard Castle con la dedica in prima pagina a Kate Beckett. Queste cose mi mandano in solluchero. Infatti l'ho già prenotato.
Riepilogando, "Castle" ha due meriti: 1. Fa ridere e i protagonisti non hanno sempre quelle facce alla Aaron Hotchner (la tipica faccia "questo è un caso impossibile, la gente muore, il mio lavoro è una merda"); 2. La sinergia mediatica per una volta ha compreso il mio medium preferito: il libro. In poche parole, non dimentichiamoci di ridere e non dimentichiamoci dei libri.
La scheda del libro la trovate qui e questo è il suo spot:
È avvenuto un piccolo inconveniente durante la cerimonia ufficiale in onore di Marion Cotillard e di Tim Burton.
Colpa probabilmente della mano maldestra del Ministro della Cultura franceseFrederik Mitterand, che non volendo ha appuntato una spilla direttamente sulla pelle della bella attrice francese.
Non che "Grey's Anatomy" sia mai stato uno dei telefilm che preferisco, però aveva il suo perché. Almeno fino a quando i vari protagonisti non hanno cominciato a morire in modi assurdi o a sposarsi con i post-it. Il declino di una serie tv inizia quando il cast originale comincia a rompersi le balle e il produttore, al posto di ragionare su una stagione finale per chiudere il tutto, ci ficca dentro new entries (ma col camice arancione, così nun te poi sbaglià. "Lo vedi? Avery ha il camice arancione, vuol dire 'rimpiazzo'") e "vaporizza" gli attori stanchi e sempre più prepotenti, ma con uno stile colorito, così gli spettatori non nutrono speranze sul loro eventuale ritorno.
Caro Grey's, la verità è che sei un polpettone. Già George era morto nel modo più doloroso e splatter possibile. Ho capito che ce l'hai con T.R. Knight, ma per carità, c'era bisogno di farlo finire sotto un autobus e trasfigurarlo al punto da dover usare una controfigura? Cosa vi ha fatto di male il pover T.R.? Non lo so, poteva andarsene magari in un altro ospedale, almeno uno lo sapeva vivo a farsi la sua bella vita fuori dai coglioni. Per non parlare della gravidanza nascostissima di Meredithlatroia che non si sa come, è l'unica persona che dona un rene e ingrassa 100 kg di conseguenza. E' stata tutta la stagione stesa su un letto o al massimo seduta con strani oggetti davanti a coprire la panza. E per finire, Izzie! C'erano i fan disperati che gridavano: "Non toglieteci Izzie che se no ci diamo fuoco!". Così hanno pensato bene di farla ammalare (di varicella? Ma che! Di cancro alla pelle, ma al 154° stadio, al punto che pure Claire di "Heroes" poteva solo che morì), giusto per prendersi tempo di decidere che fare, muore o non muore? E - sorpresa! - sopravvive, ma fuori dal set si capisce che c'è baruffa, che Katherine vuole morì e la produzione la tiene attaccata al respiratore. Durante la sesta stagione infatti è comparsa 3 volte più svariati cameo al telefono, ma stavolta sembra certo, la Heigl se ne va. E così l'ultima luce di un telefilm già nato opaco svanisce. Sta di fatto che la biondissima attrice doveva recarsi sul set per girare gli ultimi 5 episodi della stagione e invece non si è proprio presentata. E la Rhimes si è convinta: "Va bè, Katherine, tiè, sei libera, a pezzi il contratto, incendiato, fatto fuori, bum". E tutti quelli che - come me - stavano ancora guardando Grey's con pessimismo e fastidio, pensando solo "Ma quando cazzo torna Izzie?", ora probabilmente metteranno una grande X sul telefilm. Del resto chi ci rimane? Karev detto ormone pazzo, Meredithlatroia per carità ve prego con Bellicapè (due che sono convinti che basta scrivere un post-it per sposarsi sono da manicomio, allora ogni volta che scrivo sull'agenda prendere la pillola, legalizzo l'aborto), ah! e la cinese acida e pazza che per diventare cardio-chirurgo ucciderebbe la madre. No, basta, io a Grey's polpettone dico no!
Ps. Bisognerebbe reintrodurre il "Metodo Beautiful": "Ah Katherine, sei stanca? Vuoi andare via? Che problema c'è? Assumo un'altra bionda e Izzie la fa lei. All'inizio sembrerà strano, ma alla fine ci si fa l'abitudine".
Personalmente, il mio Grey's Anatomy è finito alla puntata 5x24. Vogliamo ricordarli così, a un passo tra la vita e la morte, tra Grey's e il mondo fuori dal set.
Mmmm, no. Premesso, io sono una grande fan di Sanremo. Lo seguo da quando sono piccola, con lo stereo acceso da una parte e la tv dall'altra. Poi sono cresciuta ed è venuto il disincanto, ma - per carità - Sanremo va seguito! Non perché sia una tradizione, è l'Italia! etc etc., ma perché Sanremo ha sfornato cantanti e cantautori italiani di tutto rispetto, quelli che di solito non vincono mai. La Clerici - che per carità mi sta anche simpatica, in quanto non anoressica e non vampdenoialtri - è comunque soporifera. E questa è la prima cosa di Sanremo che rivoluzionerei. Basta sti presentatori vegliardi, se non son vegliardi fuori, sono atrofizzati dentro! Mi immagino un Sanremo presentato dalla Gialappa's Band (che è stata addirittura fatta fuori da Radio2, e voglio dire a Radio2 che l'unica volta all'anno che mi sintonizzavo sulla loro frequenza per defunti era quando c'erano loro), dal Mago Forrest o da Aldo, Giovanni e Giacomo. Ah, che goduria! Poi: vogliamo scegliere sti benedetti cantanti con criterio? Toto Cutugno, Pupo, Enrico Ruggeri hanno fatto il loro tempo. Le loro canzoni - manco a dirlo - fanno cagare. Sono vampiri che escono dalla tomba una volta ogni decennio per fare che? Cantare a Sanremo! Ma perché??? Rimanete dove siete a fare la muffa, pensate ai nipotini e non rompeteci i coglioni. Per non parlare del sottilissimo stratagemma - di cui nessuno, ma nessuno si è accorto! - di inserire la figlia raccomandata di Zucchero tra i big, accompagnata a braccetto dai Nomadi, che poi sono rimasti dietro ad aspettare che finisse di cantare la canzone. Fosse stata poi una Signora Canzone, è anche una canzone di merda! Come ogni anno alla fine, le migliori canzoni le abbiamo sentite nella categoria "Nuove Generazioni", almeno c'è qualcosa di originale e le classiche ballate alla Giorgia che però - lo volete capire - ci piacciono! Concludo con un ultimo appunto: è proprio necessario sperperare i milioni degli abbonati per pagare quegli ospiti. Senza offesa, ma alla frase di Cassano "Ho scritto più libri di quanti ne ho letti" mi veniva voglia di fracassare lo schermo. Per Dio, in Italia c'è gente che studia! E lui viene lì ad ostentare la sua ricchezza, frutto della mera ignoranza. Ci sarà qualcuno in Italia che avrà qualcosa di interessante da dire?